Autismo: principi fondamentali oltre l’utopia e il tecnicismo nell’educazione

In questi giorni sulla lista si stanno rincorrendo interventi nei quali paiono contrapporsi visioni “romantiche” e visioni “tecniche” rispetto al presente e al futuro dei bambini e dei ragazzi con autismo.

Io non sono un genitore. Sono stata un’insegnante e una formatrice di insegnanti e penso che quando ci si confronta, da professionisti, con le scelte di una famiglia, occorre sempre avere molto rispetto e attenzione per non aggravare vite già complicatissime. Cercherò quindi di esprimere quello che penso con il massimo rispetto per tutte le persone e per i loro convincimenti.

Photo by Anna Samoylova on Unsplash
Photo by Anna Samoylova on Unsplash

Credo si debba partire da alcuni punti che in teoria tutti coloro che si occupano di autismo dovrebbero già avere ben scolpiti nella mente:

  1. I bambini/ragazzi/adulti con autismo e disabilità intellettiva NON imparano da soli. Lasciati a se stessi non sviluppano spontaneamente abilità o capacità. La radice dell’autismo colpisce proprio quei meccanismi innati che governano l’apprendimento autonomo.
  2. In questi bambini sono compromesse non soltanto le aree della reciprocità sociale, della comunicazione e del linguaggio ma anche tutto lo sviluppo cognitivo.
  3. Non c’è da attendere proprio niente perché nessuna miracolosa o progressiva “apertura ” si realizza spontaneamente. Occorre agire presto e bene. Attendere significa aggravare la situazione e diminuire le possibilità di sviluppo.
  4. Questa verità non vale soltanto per l’autismo ma anche per tutte le condizioni di disabilità intellettiva, singola o associata ad altro, come nella sindrome di Down che uso come esempio perché tutti sanno di cosa si tratta. O per altre disabilità, come quelle sensoriali: chi penserebbe che sia bene non intervenire subito e bene per abilitare una persona sorda o cieca?
  5. Nessun intervento educativo ha senso se fatto in modo non coerente rispetto all’età e alla condizione della persona. Sappiamo, tanto per fare un esempio apparentemente estraneo, che per molti anziani e’ molto meglio andare a ballare che fare esercizi con le macchine in palestra. La ragione e’ evidente a tutti. Così deve essere con i bambini. Basta leggere quello che dice Gerarldine Dawson nell’Early Start Denver Model per capire cosa significa lavorare con i bambini piccolissimi nel rispetto di ciò che sono.
  6. La motivazione e’ tutto, sapendo che occorre davvero una preparazione specifica per essere capaci di costruire motivazione in un bambino con autismo che non e’ interessato ad altro che ad una stagnola che luccica.
  7. Lo sviluppo cognitivo ha le sue basi e le sue regole, ci sono fondamenta, piloni portanti, strutture che si appoggiano su altre che vanno quindi costruite prima, archi che possono superare distanze purché costruiti correttamente, vuoti che possono far crollare la struttura, e così via. Curare lo sviluppo intellettivo significa conoscere tutto questo. E qui purtroppo le mancanze sono in tantissimi, non soltanto negli insegnanti. Tornando a Geraldine Dawson lei lo dice molto chiaramente che occorre conoscere la psicologia dello sviluppo, oltre ad altre cose.

Le scelte che si fanno nell’oggi in vista del domani sono difficili e spesso ciò che si può concretamente fare e’ molto diverso da ciò che si vorrebbe e da ciò che si dovrebbe fare. Tuttavia non si decide a tre anni che una persona a trenta dovrà vivere in una realtà protetta. Può darsi che arrivati all’età adulta questa diventi una scelta realisticamente ineludibile. E a quel punto le strutture “giuste” dovrebbero ben esserci. Ma abbandonare la lotta prima, non mi sembra una scelta giusta. Così come non e’ giusto starsene fermi attendendo che le cose accadano da sole. Perché non accadono.

Questo vale anche per la realtà sociale che, come vediamo, sta diventando sempre meno inclusiva. Si tornano a bullizzare i diversi nelle scuole, sugli autobus, nei bar, per la strada.
Lottare per un futuro sociale possibile per le persone con autismo o con altre disabilità significa pretendere un mondo migliore per tutti.

La lista di discussione autismo-scuola attiva dal 2005 è un luogo d’incontro tra persone interessate al tema dell’educazione/abilitazione di bambini o ragazzi con autismo gestita dall’Angsa Emilia Romagna ed essendo aperta a tutti, raccoglie voci diverse, anche tra loro contrastanti.

L’intervento che abbiamo voluto riportare qui è di Graziella Roda, pedagogista con esperienza pluridecennale di maestra elementare, partecipante attiva alla lista sin dalla sua nascita. Piú che un messaggio, é una vera lectio magistralis. Grazie a Daniela Mariani Cerati che ce l’ha segnalata.